Provenienza: Roberta Lucrezi (FidoNet)
Data: 31/1/1993
Passare tre volte la farina alla ``setacciola" (setaccio piccolo con tela di
seta) per averne il fiore.
Impastare con uova, olio e senso di anice.
La regola è: 1 uovo, 1 cucchiaio di zucchero, uno di olio, senso di anice e
fior di farina tanto quanto basta per fare una pasta piuttosto tenera.
Lavorata a lungo la pasta, si formano dei rotolini, dello spessore di un
mignolo. Con i rotolini fare degli 8 che si allineano nel ``capestiere"
infarinato.
Fare nel camino un buon fuoco di legna secca. Mettere un pezzo di legna
grande per traverso sugli alari, sul quale poggiare il ferro che si deve
scaldare a lungo su entrambe le facce. Preparare una cotenna di maiale
che si passerà di tanto in tanto sulle facce roventi interne del
ferro affinché la pasta non si attacchi.
Iniziare quindi l'operaione di cottura. Aprire il ferro già caldo
appoggiando uno dei manici sulla pietra del focolare, adagiare un otto
di pasta, richiudere il ferro con abilità per non far cadere la pasta
e rimetterlo sul fuoco sul quale si lascerà per il tempo occorrente a
recitare una ``ave Maria". Indi capovolgere l'arnese e far cuocere
dall'altro lato. Aprire il ferro poggiando uno dei manici a terra e,
se la cialda ha un bel colore oro vecchio, si stacca la pizzella
e si ricomincia fino alla fine delle pizzelle.
La cottura è un lavoro lungo e faticoso perché il ferro è pesante e la
fiamma scotta e solo con la pratica si riesce a indovinare il giusto punto di
cottura della pizzella croccante e gustosa.
Il capestiere è un vassoio di legno. Oggi il ferro per le pizzelle è
elettrico e si trova facilmente in commercio.
Torna al menu